Discorso di Rita Pescatore, presentazione del doppio tesserino

Buon pomeriggio a tutti,  innanzitutto mi presento – sono Rita Pescatore, Studentessa e ormai anche laureanda in Giurisprudenza nonché Rappresentante degli Studenti nel Senato accademico di questa Università.

Prima di iniziare con una breve, ma dovuta, introduzione, vorrei davvero ringraziare ognuno di voi per essere qui oggi e per aver voluto così prender parte a questa occasione di incontro e per noi anche di festa.

Vorrei ringraziare personalmente la Professoressa Barbara Pezzini, che è da poco diventata anche la nostra Prorettrice delegata alle Politiche di equità e diversità, e la Professoressa Anna Lorenzetti, che insieme hanno ispirato e sostenuto questa piccola grande conquista.

L’idea di provare a portare l’iniziativa del Doppio Tesserino anche nella nostra Università e di proporla quindi ai miei colleghi rappresentanti è nata per merito della mia collega nonché amica Marianna, che è oggi qui accanto a me, e che ringrazio per questo, la quale sapendo dei miei interessi e dei miei primi studi di Analisi di genere e di Diritto antidiscriminatorio, una sera mi segnalò un articolo in cui si annunciava l’introduzione del Doppio Tesserino per Studenti e Studentesse Transessuali all’Università di Verona. Fu da quel preciso istante che insieme iniziammo a cercare di capire quale fosse l’iter più adeguato da seguire qui all’Università di Bergamo, facendo tesoro delle indicazioni ricevute dai nostri colleghi Rappresentanti proprio dell’Università di Verona, da cui abbiamo mutuato anche il modello di “Accordo di riservatezza”, predisposto appositamente per regolamentare il patto di fiducia che si instaura e che deve instaurarsi in questi casi tra l’Ateneo e lo studente o la studentessa transessuale che facciano richiesta del Doppio Tesserino.

La proposta è stata accolta con un’ampia maggioranza dalla Consulta degli Studenti (3 marzo 2015) e poi approvata all’unanimità sia dal Senato Accademico che dal Consiglio d’Amministrazione qualche mese dopo (13 luglio 2015).

Il dibattito che questa iniziativa ha aperto è stato fin dal principio propositivo, costruttivo e alimentato dal desiderio di capirne le ragioni. L’iniziativa di pochi è diventata subito la sfida di tutti. Ogni associato di Uni+, rappresentante e non, ha difeso questo progetto con la stessa energia e la stessa motivazione che ha mosso e che muove me e Marianna, ed è per questo che noi siamo davvero grate ad ognuno di loro.

Non sono mancate le critiche e le parole di sfregio. Perché di sfregio si è trattato, il più delle volte. Ma quel che a noi interessa oggi rivendicare, è che l’intento di questa iniziativa non era quello di avviare una discussione sulla questione personalissima che ad essa è sottesa, la quale si espone a più o meno legittime obiezioni ideologiche, etiche e religiose, né tanto meno quello di risolvere l’inutile quanto sterile disputa tra ciò che deve ritenersi come giusto e ciò che deve ritenersi come sbagliato, tra ciò che irragionevolmente si definisce normale e ciò che si relega alla categoria del diverso.

La ragione profonda di tutto questo, sulla quale nessuno dei nostri obiettori ha osato mai discutere costruttivamente (e a me piace pensare che questo sia dovuto alla genuinità e alla dignità politica e sociale che una tale finalità porta con sè), sta nella chiara volontà di far sì che le formalità insormontabili che la legge dello Stato pone non siano più la causa di scelte costrette, come le rinunce agli studi o i trasferimenti in altre città e quindi in altri Atenei, da parte di Studenti e Studentesse Transessuali, per l’ovvia difficoltà di dover fare i conti, ingiustamente e dolorosamente, ad ogni passo e in ogni situazione, con la propria identità di genere.

La ragione profonda sta quindi nella volontà di rendere effettiva, anche per lo Studente e la Studentessa Transessuale, la garanzia del diritto all’istruzione – sancito all’art. 34 della nostra Carta costituzionale – senza che l’intima questione relativa alla propria identità di genere possa porsi come ostacolo all’incondizionato esercizio della libertà di realizzazione della propria personalità.

E a chi dice che “vi sono problematiche, connesse alla vita universitaria, più importanti di questa, dotate di una maggiore concretezza e alle quali pertanto dovrebbe essere data la priorità”, qualificando invece come “marginale” la condizione di fragilità che si troverebbe a vivere uno Studente o una Studentessa Transessuale e addentrandosi così in una valutazione di sfavore, priva per di più di un qualsiasi apparato argomentativo, vorrei dire, innanzi tutto che la loro mi sembra più una replica mal riuscita, una replica che tenta fortemente di non dire e di non esporsi, ma che in realtà risulta molto comunicativa proprio per quel che non dice, a chiare lettere (il che sarebbe stato politicamente molto scomodo).

Vorremmo specificare inoltre che questa misura non comporta alcun costo per l’Ateneo, se non quello strettamente necessario alla duplicazione del Tesserino, così che lo studente o la studentessa transessuale possano utilizzare, all’interno dell’Università ed esclusivamente per l’accesso ai servizi mensa/biblioteca/centro stampa e per la prenotazione degli esami, il Libretto recante il Nome d’elezione e la foto corrispondente all’effettiva identità di genere.

Concludo con una riflessione, che desidero condividere con voi e che ho avuto modo di maturare in questi lunghi mesi:

ritengo sia davvero inammissibile che giovani uomini e giovani donne come noi, studenti e studentesse, rappresentanti e non, possano pensare che esistano diverse gradazioni di importanza e di dignità quando si ha a che fare con i diritti, e per di più con i diritti fondamentali, tutti inevitabilmente strumentali alla più importante delle libertà, al più importante dei diritti: il diritto alla libera realizzazione della propria personalità.

Grazie!

Rita Pescatore
Rappresentante degli studenti in Senato Accademico

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