Doppio tesserino per Transessuali

fotoFinalmente succede anche a Bergamo: “DOPPIO LIBRETTO” per studenti e studentesse che abbiano intrapreso il percorso di rettificazione del sesso

Approda anche all’Università degli Studi di Bergamo il “Doppio Libretto” per studenti e studentesse transessuali, la forma di tutela alternativa e transitoria ormai da tempo sperimentata da molti Atenei italiani, pensata appositamente per quegli studenti e quelle studentesse che abbiano intrapreso il complesso e faticoso percorso di rettificazione del sesso e che proprio nel periodo di transizione, che può  durare anche degli anni, prima che intervenga la sentenza definitiva di rettificazione del sesso anagrafico, si vedono costretti a scontrarsi continuamente con molteplici aspetti della vita quotidiana che pongono inevitabilmente l’accento su quella discrasia che si genera tra nome anagrafico ed aspetto fisico, e che l’ordinamento italiano, ancora oggi, non protegge e non riconosce come situazione di estrema fragilità.

Una piccolissima operazione quella richiesta al nostro Ateneo, che in questo modo, a seguito di un iter che ha avuto inizio il 3 marzo 2015 con l’approvazione della proposta da parte della Consulta degli Studenti, la quale ha poi incontrato sia il favore del Senato Accademico, pronunciatosi all’unanimità nella giornata del 13 luglio 2015, che del Consiglio di Amministrazione appena conclusosi, ha voluto conformarsi alla scelta fatta da molti Atenei d’Italia  – come l’Università di Torino, l’Università di Verona, l’Università di Bologna, l’Università di Padova, quella di Genova e di Firenze – che da più o meno tempo hanno scelto di piegare la burocrazia alla garanzia dei diritti fondamentali della persona nonché alla garanzia del diritto all’autodeterminazione e alla piena realizzazione della propria personalità e identità.

Una tale scelta di civiltà è significativa del fatto che azioni che possono apparire piccole sono in realtà in grado di mostrare che il diritto non serve a segnare la distanza da situazioni che comunemente ed erroneamente sono intese come ‘normali’, ma a sostenere ciascuno e ciascuna nel proprio percorso di identificazione e sviluppo personale. Essa costituisce un’azione di garanzia che serve a ricordare che l’Università ha il dovere istituzionale di educare alla sensibilità, giuridica e non, con riguardo a questioni, che come quella in oggetto, risultano troppo spesso relegate ad una dimensione di marginalità e per questo dimenticate.

La ragione profonda che ha indotto noi rappresentanti ad avanzare una tale proposta non è data affatto dalla volontà di avviare una discussione sulla questione personalissima che ad essa è sottesa, la quale si espone a più o meno legittime obiezioni ideologiche, etiche e religiose, quanto dalla questione fondamentale che attiene più strettamente alla garanzia del diritto all’istruzione – così come sancito dall’art. 34 della nostra Carta costituzionale – che senza la rimozione di tutta una serie di ostacoli di ordine culturale e formale, possibile proprio con l’introduzione della cd. “carriera alias”, risulta inesorabilmente limitato e frustrato.

Per maggiori informazioni www.unipiu.itunipiu.bergamo@gmail.com

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